L’ingiustizia della Giustizia – dedicata a Marco Vannini

Un soffio di vento
un sospiro
un istante.
La mia vita!

La morte non mi aveva cercato
stava vagando
a me non ci stava pensando.
La mia morte!

Ha le mani di chi mi era amico
di chi mi accarezzava
e invece mi hanno brutalmente ucciso.
Il mio assassinio!

Le lacrime di mia madre
sono sale
sono spine
nel suo fragile cuore
Il suo indicibile dolore!

La speranza di Giustizia
è il velo sul volto del Cristo
è morta
il giudice l’ha sepolta.
L’ingiustizia della Giustizia Italiana!

Mamma non disperare
troverai pace
sarò la tua coperta
ti scalderò con il mio amore.
Il mio amore!


A me che scrivo le tue parole
non rimane che pregare
la sofferenza è atroce
e per urlare non ho più voce.

Bisbiglierò le tue parole provando orrore
ma saranno un inno alla tua vita
alla tua giustizia
al tuo defunto cuore.

BD

Roma, 30 gennaio 2019

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Come una statua

Come una statua
immobile e zitto
l’io ti muore dentro.

Non hai porte ne finestre
non uno spiraglio di luce
che rischiari la lunga notte dell’alzheimer.

Le tue mani curve nodose ferme
i tuoi passi corti e incerti
la tua schiena d’asino.

Il tuo pianto
il tuo dolore
tu solitario.

Sei il tutto
Sei il niente
Chi sei!

Ti guardo e sei i miei ricordi

Ti guardo e sei il seme della mia vita

Alla tua irrevocabile solitudine
contrappongo la consapevolezza
l’amore

So chi sei
per noi
per me.

BD

Roma, 24 gennaio 2019



Streghe

Le streghe di oggi
girano di giorno

non usano bacchette
ne formule magiche

profumano di famiglia
sudano di lavoro

conoscono diritti e doveri
hanno il capo cinto d’alloro

le catene dell’inferiorità
che cingevano i polsi

son divenute piano
un canto di liberazione

anche se ancora oggi si muore
per uno schiaffo e per il dolore.

BD

In un tempo imprecisato

Diversità

e come? penso: come? se stiamo sempre nascoste, anche a noi stesse, se dopo ti vergogni, se non puoi dirlo a nessuno, se nessuno può saperlo, l’amore così è niente e uno straccio per pulire i pavimenti. e che l’amore dovrebbe esploderci dentro, tutti dovrebbero guardarci e pensare “come si amano” e noi dovremmo godere del fatto che si vede, che è vero, che è reale. invece un bacio rubato dietro un albero, una carezza al bagno, giochiamo a nascondino con la vita, poi la vergogna,maledetta vergogna!

ma è vero? ma così come si fa. È che lo devo dire perché non voglio perderla, perché sarebbe come la volta prima e prima ancora, sarebbe come sempre.

quando l’ho detto ai miei ho rischiato la morte e poi il 41 bis. Li ho chiamati una sera a raccolta nel salone e così senza preamboli l’ho sparata li, un colpo di pistola alla fronte. “mi piacciono le donne”. mio padre è rimasto di sasso, occhi sgranati, viso contratto in una smorfia di ribrezzo forse dolore, mia madre poco ci mancava che svenisse e mia sorella già lo sapeva ma era comunque preoccupata per come sarebbe andata a finire. “com’è successo” l’unica cosa che ha saputo dire mio padre. ma che vuol dire. mica ho fatto niente, sono così. mi piacciono le donne punto e basta. ne è venuta fuori una lite furiosa, disgustosa, vomitevole, sono stata trattata da malata. perché sei così, di chi è la colpa, che abbiamo fatto ripetevano in continuazione. Ed io li a prendermi schiaffi pugni insulti, il cuore crepato dal dolore, lo stomaco stretto in una morsa, avrei voluto urlare graffiare come un animale inferocito, avrei voluto sbranarli. Eppure sono rimasta ferma inebetita senza muovere un muscolo, non c’ho sprecato nemmeno una lacrima. come un palo del molo in balia delle onde. Non sono crollata ma questo male ti corrode, ti consuma e ti fa ammalare di odio.