le mie armi

rimuovo strati di pelle su pelle
fino all’osso della questione
con i doveri con i poteri uso carta vetrata
con dovizia d’anarchia li scortico
parole in canna nella pistola di carta
a ripetizione con convinzione
colpi dritti in testa
di un dio che desiste e non si coinvolge
vigliacco si nasconde

ecco le mie armi

per i tuoi occhi che piangono sangue
smarriti in un cielo scomposto
niente fa più male dell’indifferenza beffarda
di chi ci ha creato dal fango
per scaricarci nel fango
costretti a cercare amore
perché nati con dolore

BD

Anzio 30 settembre 2020

Sotto la pelle

la sigaretta si accorcia, la cenere si accumula

accarezzo il dolore e spunto le sue unghie

ma le ferite guarite continuano a bruciare

sotto la pelle

di un fuoco inesauribile

che somiglia all’inferno che inghiotte

ogni anima pervasa d’amore

BD

Anzio 14 luglio 2020

La bomba e lo scoppio

L’incastro con se stessi è un perfido gioco
a farsi male.

E se il dolore urla la vita,
esistiamo davvero.

Lo scranno è rivestito di aghi affilati
che penetrano le carni rammollite,

dal lavoro sedentario e dalla pigrizia,
insopportabile atto dell’inerzia esistenziale.

Divora la noia la nostra inquietudine, scalpita
il muscolo ma non si muove, è solo rabbia.

Dovrà venire la bomba e lo scoppio,
una deflagrazione alienante di brandelli

di carne ed ossa, di pensieri e convinzioni.
Attendiamo fiduciosi e speriamo che la vita

ci sbalzi via, in un lontano avvenire
di giornate assolate.

BD

Roma, 9 settembre 2019

Al traguardo

bevo acqua e sale
mi asciugo al sole
pronta al punto di partenza
un traguardo lontano
come un’oasi nel deserto
mi sprona a correre
ma le mie gambe flosce
le mie ossa rotte
mi tormentano il cuore
sopporto il dolore
è disperazione la mia
piango e cammino
non mi importa
quando e come arriverò
la mia anima è già li
libera e in pace
aspetta seduta sulla terra sporca
e a gran voce ad ogni passo
ripete il mio nome

BD

Roma, 18 aprile 2019


Ogni maledetta volta

Ogni schiaffo ha il suo livido,
ogni graffio la sua ferita,
ogni offesa la sua cicatrice.

Memento delle mani che mi colpirono,
degli occhi che mi osservarono e
della voce che mi umiliò.

E ogni maledetta volta

la bellezza mi ritrovò a fatica,
assaporando la metamorfosi dell’anima
coniai parole nuove

e scordai le vecchie.
La sorgente universale mi riportò
nelle acque gorgoglianti dell’abbondanza.

Il mantra della rinascita
accompagnò i miei passi
Il mantra della benedizione

curò la mia carne malata.
Ed io tornai a cantare l’armonia e l’amore
con voce rinnovata.

BD

Roma, 4 marzo 2019







Si sorprese

Si sorprese a cantare una melodia
antica,
rimembranza dell’amore vero
perduto,
le parole non le ricordava,
inutili
orpelli alla pienezza di quel sentimento,
puro.

Si sorprese a pensare a Lei,
divina,
effimera creatura generata dal ventre
arido
di una donna arsa dal dolore
opprimente,
come l’afa di un giorno
estivo.

Si sorprese della sua vecchiaia,
precoce,
del giorno in cui arrivò
silenziosa
e lo travolse come Bora
violenta,
spazzando lontano ogni ieri
vissuto.

Si sorprese della sua vita,
malferma,
di come la sua malinconia
pacifica
diradava la nebbia del tempo presente,
effimera
speranza di vita futura, di domani
felici.

Si sorprese della sua menzogna,
triste,
niente dura per sempre,
amareggiato
continuò a canticchiare la melodia
antica
senza parole senza oggi senza domani,
disperato.

BD,

Roma, 19 febbraio 2019