Er callo der Belli


Roma, 7 febbraio 1833

Uff! che bbafa d’inferno! che callaccia!
Io nun ho arzato un deto e ggià ssò stracca:
oh cche llasseme-stà! ssento una fiacca,
che nnun zò bbona de movele bbraccia.
              
     Sto nnott’e ggiorno co li fumi in faccia,
sudanno a ggocce peggio d’una vacca;
che inzino la camiscia me s’attacca
su la pelle. Uhm, si ddura nun ze caccia. 
              
     Ho ttempo a ffamme vento cor ventajjo,
a bbeve acqua e sguazzamme a le funtane:
è ttutto peggio, perché ppoi me squajjo.
              
     P’er maggnà, ccrederai? campo de pane.
E nnun te dico ggnente der travajjo
de ste purce, te mosche e ste zampane.

12 risposte a "Er callo der Belli"

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